«La sfida della crescita»- Corriere.it

Nella notte un punto apparso chiaro a chi guarda l’Italia dalla City di Londra: il Paese non sta tornando al 2018, non ora. Allora l’incertezza dopo il voto e l’emergere di una coalizione fra Lega e Movimento 5 Stelle, che nascondeva a fatica la tentazione dell’uscita dall’euro, innescarono quasi subito una massiccia reazione sui mercati: spread fra titoli italiani e tedeschi a dieci anni quasi triplicato prima ancora che il governo giurasse, sulla base delle spese annunciate e del tentativo di imporre come ministro dell’Economia l’autore di un piano di uscita dall’unione monetaria.

La memoria degli investitori: Meloni era contraria all’euro

Quella fase oggi sembra lontana, anche se la coalizione vincente include alcuni portatori delle idee allora in voga: molti investitori non dimenticano che, fino a pochissimi anni fa, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia era contraria all’euro ancora pi esplicitamente di Matteo Salvini della Lega. Ma appunto il 2018 sembra lontano e appare plausibile che oggi il mercato non reagisca molto — o reagisca persino positivamente, nell’immediato — alla vittoria del centrodestra. Molti giudicano rassicurante che Meloni — probabilissimo prossimo premier — abbia evitato grandi promesse di spesa, resista all’idea…