La prima manovra di Meloni è un problema sia per Meloni sia per l’opposizione

La manovra approvata lunedì sera dal governo Meloni, manovra cauta, prudente, non spendacciona e tutt’altro che estremista, può essere riassunta utilizzando un aggettivo semplice e provocatorio: imbarazzante. Ma attenzione. Imbarazzante non per ciò che la manovra contiene, ma per ciò che la manovra rappresenta tanto per chi l’ha promossa quanto per chi la sta osteggiando. E’ imbarazzante, per Meloni, la sua prima manovra di governo perché il 90 per cento delle scelte fatte dalla maggioranza di centrodestra, come ammettono anche alcuni ex consiglieri dell’ex premier, le avrebbe fatte anche il governo Draghi: niente abusi sul debito, deficit tutto sommato contenuto, due terzi degli stanziamenti contro il caro bollette e pochi spiccioli sulle scelte identitarie, taglio del cuneo fiscale per i lavoratori. E anche sulle scelte identitarie, per così dire, tre  provvedimenti approvati in Consiglio dei ministri sono provvedimenti che avrebbe probabilmente fatto anche il governo Draghi. Quota 103, sul triennio, costa 500 milioni in più rispetto alla Quota 102 descritta da Draghi. Il potenziamento dell’assegno unico aggiunge circa 400 milioni a quanto già previsto dal governo Draghi. E lo stesso Reddito di cittadinanza, durante l’ultimo discorso…