La perfezione imperfetta di Calenda

Poteva risultare riformista e pragmatico, la corsa solitaria è morale, ma inutile. Il piano giusto era il primo. Ora spicca la purezza, e la fatuità

La perfezione di Calenda è un handicap. Stavolta, nella diretta con il Corriere, con la collaborazione di un gentile mastino dello stile e dei contenuti precisi, precisetti, come Venanzio Postiglione (che bel nome tornito), non è stata questione di Parioli, “ritira Parioli”, e altre scemenze da sempre imposte come terreno di scontro situazionale; l’ineccepibile scaletta dei problemi politici e programmatici ha aiutato il candidato, il leader, a dare il meglio di sé, niente esagerazioni romanesche (a parte un riferimento indiretto a “quanno affitti”), no irritazioni rissaiole, no ipersemplificazioni da social, uso decente, cioè non ossessivo, di rigassificatori e inceneritori, dati politici e cose da fare e come farle, e poi la solita agenda Draghi e una spolverata non banale di questioni etiche e ambientali, clima e cannabis compresi. Complimenti. 

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