La Nato a corto di munizioni rischia di frenara l’avanzata di Kiev

Un diluvio di proiettili. Si parla tanto di missili e droni, ma la materia prima del conflitto in Ucraina sono i cannoni, impiegati in maniera così frenetica da svuotare le santabarbare del pianeta: le munizioni per l’artiglieria pesante sono ovunque in via d’esaurimento. Entrambi i contendenti le hanno sparate in quantità mostruosa: nelle fasi più cruente 60 mila al giorno i russi e ventimila gli ucraini. Un esempio? I moderni semoventi Pzh2000 donati dalla Germania sono progettati per tirare cento colpi in 24 ore; nel Donbass però si è arrivati a trecento, logorando canne e volate. Il volume di fuoco è così alto da condizionare le prossime operazioni. L’Occidente infatti ha promesso a Kiev sostegno ad oltranza, ma adesso deve riuscire a trovare munizioni sufficienti per alimentare gli obici della resistenza. E non è facile, perché negli ultimi trent’anni tutti hanno smesso di produrle. 

Le munizioni per gli obici

La carenza più assillante riguarda i 155 millimetri, lo standard della Nato. Gli Stati…