La linea estremista da cui difendersi. Chiacchiere con Di Maio

Immaginate cosa avrebbe detto il Luigi Di Maio del 2018 se avesse visto il Luigi Di Maio del 2022: fuori dal Movimento 5 stelle, dopo esserne stato il capo politico, difensore fedele dell’agenda Draghi al punto di arrivare a rompere i rapporti con il suo vecchio partito, e candidato ora alle politiche nelle liste del Pd, il vecchio partito di Bibbiano, insieme con il nuovo compagno d’avventura Bruno Tabacci, dopo essere stato negli ultimi quattro anni e mezzo l’unico politico sempre presente, come ministro, in tutti e tre i governi che hanno giurato dal 2018 a oggi di fronte a Sergio Mattarella. Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, nel Conte 1. Ministro degli Esteri, nel Conte 2. Ministro degli Esteri, ancora, nel primo e ultimo governo Draghi. Immaginate cosa avrebbe detto, nel 2018, il vecchio Luigi Di Maio se al termine di una giornata come quella di ieri – subito dopo cioè aver letto quanto comunicato dal Pd dopo l’accordo raggiunto tra Enrico Letta e Carlo Calenda, “nelle prossime liste elettorali il Partito democratico offrirà diritto di tribuna in Parlamento ai leader dei diversi partiti e movimenti politici del centrosinistra che entreranno a far parte dell’alleanza elettorale” – avesse sentito il Di Maio del 2022 fare un elogio dei…