La destra italiana va stanata sulla reverenza verso Trump e Putin, non sui simboli del fascismo

Forse c’è dell’esagerazione, perché alla fine Biden cade dalla bicicletta ma sa stare sulle sue gambe di presidente americano, con segnali di controtendenza rispetto alla tempesta dell’inflazione e notevoli risultati legislativi strappati al Congresso nonostante tutto, ma è un segnale sinistro la persistenza piuttosto tenace e la ulteriore degenerazione del trumpismo, con toni da guerra civile e abbondante semina di discordia istituzionale nel tentativo di scardinare un sistema di antica costituzione e le sue regole fino a ieri indiscusse. Ora c’è l’attacco al dipartimento di Giustizia, ai giudici indipendenti e all’Fbi, con la chiusura a riccio in una logica di banda contro la solidamente argomentata persecuzione in giudizio dell’ex presidente, su molti piani diversi,  trasformata in bandiera complottista e in reazione violenta contro lo stato di diritto; e sullo sfondo resta il disconoscimento antidemocratico dei risultati elettorali, che hanno negato al boss dei repubblicani radicalizzati un secondo mandato, disconoscimento ricalcato sul modello dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio, il tutto congiunto a una minacciosa prospettiva di ricandidatura, con richiesta di pieni poteri contro il “regime”.