La candidatura di Draghi si rafforza nel silenzio. A Palazzo Chigi è ipotesi Colao

Come il signor Palomar di Italo Calvino, Mario Draghi si è “tolto” il naso e la bocca. E infatti non vuole annusare il Quirinale, non mastica i retroscena che, avrebbe scritto ancora Calvino, “fanno della vita un riflesso di un riflesso”.  Giovedì potrebbe presiedere un Cdm sul caro energia. Si immerge e sprofonda dunque nel lavoro proprio come Palomar che toglieva le “barbe dai prati” e osservava il geco del suo terrazzo, ma per abolire le sensazioni. Sta quindi mettendo in pratica l’arte della scomparsa che fu il dispositivo, ma finale, l’enigma, del suo professore Caffè e fa finta di non sentire la notizia. I partiti si stanno convincendo che un altro Draghi dopo Draghi, a Palazzo Chigi, esiste. Si chiama Vittorio Colao.

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