In ricordo di Yukio Mishima, nell’anniversario della sua morte

 

Yukio Mishima, al secolo Kimitake Hiraoka, impersona un’estetica giapponese unica, che, pur da un lato rifiutando molte delle influenze, soprattutto politiche, occidentali, è forse un esempio unico di fusione estetica fra oriente e occidente.

Prolifico artista, prima di tutto scrittore candidato al Nobel con “Confessioni di una maschera”, romanzo fortemente autobiografico dei suoi anni giovanili, fu anche giornalista, autore di opere teatrali, attore e modello, anche perché si dedicò alla cura del proprio fisico con estrema diligenza dopo essere stato scartato dalla visita di leva dell’esercito giapponese nel 1945, fatto che fu per lui una vergogna, ma per l’arte una fortuna.

Mishima odiava i comunisti e la sinistra e riteneva che la costituzione giapponese del 1947, imposta dagli americani, fosse una cocente umiliazione per il suo paese. La sua visione della politica era francamente di destra, strada che percorse per tutta la sua vita con grandissima coerenza. Aveva fondato una sora di milizia, la Tatenokai (società dello Scudo) che, nelle sue idee, doveva essere la base per una guardia nazionale  popolare per la difesa del Giappone dal comuni. Mishima fece pure, come volontario, un breve periodo nelle forze di autodifesa proprio per…