in cosa trasforma la fonderia – Libero Quotidiano

La strada che porta all’acciaieria Azovstal di Mariupol sembra una discesa negli inferi. Persino per gli standard di una città quasi completamente distrutta dopo oltre due mesi di assedio e bombardamenti, i dintorni dell’impianto metallurgico riescono a impressionare la vista: case sventrate ed edifici carbonizzati trasformati in scheletri, sottobosco disseminato di frammenti di metallo, bossoli e blocchi di cemento, alberi stati falciati, tagliati e bruciati. Crateri da schivare larghi 15 metri. Eppure, è solo l’antipasto.

Appena prima di varcare uno degli accessi secondari dell’Azovstal a Libero vengono date due indicazioni: seguire passo dopo passo i soldati, non mettere mai piede per nessun motivo su una superficie che non sia d’asfalto.

L’Azovstal, infatti, è un deserto dei tartari, un regno post apocalittico in cui giganti feriti di acciaio e calcestruzzo provano a stare in piedi nella desolazione. Ma è anche, tutt’ ora, un sito militare attivo. Dentro il mega complesso da undici chilometri quadrati, che diventano ventiquattro considerandolo i cunicoli sotterranei d’epoca sovietica dove per settimane almeno in 2500 tra soldati ucraini del Reggimento Azov, marines e semplici civili sono rimasti barricati durante…