Il Var, il «gol interruptus» e una nuova angoscia sconosciuta- Corriere.it

di Aldo Grasso

Prima del’arrivo del var il gol significava immediatezza, gioia o dolore non importa.

L’assenza dell’Italia ai Mondial del Qatar ci aiuta a capire meglio certe trasformazioni che stanno avvenendo nel mondo del calcio o meglio nella ormai dominante rappresentazione televisiva del calcio. Lasciamo per una volta in sospeso il discorso sulle telecronache (ne ho scritto più volte), lasciamo anche da parte il dibattito sull’allungamento dei tempi di recupero, il «terzo tempo» delle partite di calcio (anche di questo ho scritto). Vorrei invece affrontare un tema nuovo di carattere pratico ma anche e soprattutto psicologico: il gol. Prima dell’introduzione del Var, la validità del gol era solo di competenza dell’arbitro. Gol significava immediatezza, gioia o dolore non importa. Significava manifestazioni d’entusiasmo da parte dei calciatori culminante spesso nel lancio della maglia (con relativa ammonizione), festeggiamenti o disperazioni sugli spalti o nei salotti di casa.

Adesso c’è il Var e molto spesso il gol è solo un «gol interruptus». Sigmund Freud considerava pericolosa questa forma interrotta di rapporto (non si riferiva al calcio) in quanto poteva innescare nell’uomo una «nevrosi d’angoscia». Dopo ogni gol, i calciatori…