«Il suo nome era Sara». L’identità restituita a una delle bambine vittime di Mengele- Corriere.it

di Walter Veltroni

Il lavoro di un’italiana: «Era ad Auschwitz, così ho scoperto chi fosse». Aveva 11 anni quando la presero, le iniettarono il veleno e poi la uccisero

C hi conosce Bullenhuser Damm? Chi sa cosa sia? È il nome di una strada nel quartiere di Rothenburgsort ad Amburgo. In quella via c’è una scuola dell’infanzia. Siamo ora ad Auschwitz Birkenau, novembre del 1944. Nella baracca dei bambini si apre una porta. Quelle creature, colpevoli di essere ebree, smettono di parlare. La baracca dei bambini è come le altre: tavolacci di legno sui quali i bimbi dormono assiepati, acqua gelata, intorno tanta morte. L’unica differenza è data dai grotteschi disegni sul muro fatti dai segregatori che riproducono, con colori pastello, una classe di scuola elementare, per ricordare, producendo ancora più dolore, come era la vita «prima».

Sono decine i bambini, hanno età da quattro anni in su, poco in su. L’adulto sulla porta forse ha una divisa nazista, forse un camice bianco, forse tutti e due. Rivolge, più probabilmente urla, a quelle anime solitarie questa subdola, velenosa domanda: «Chi vuole rivedere la sua mamma?». Si alzano tante manine, ovviamente. Solo un diavolo cattivo può pensare una cosa così. Due bambine italiane, Tatiana e Andra…