"Il solitario" di Draghi. Sorpreso dall'ostilità dei partiti: "Adesso facciano presto"

Scacchi e solitario. E’ cosi che inganna la sua  attesa. Nell’ufficio di Palazzo Chigi, per respirare e ragionare, Mario Draghi apre l’ipad e si sfida al “solitario” che è la sua palestra della mente insieme alla scacchiera. E al contrario del re, il pezzo dall’infinito valore, dicono che ancora si rammaricasse per essere stato definito “sire” e “monarca” “perché non lo sono. Quella che chiamano antipatia e freddezza è l’unico modo che mi resta per difendere il privato”

Fino a quando si scrive, perfino dalla Lega, ancora, si diceva: “Cadranno altri pezzi e Draghi rimanere tutto d’un pezzo”. Luca Zaia che è il presidente del Veneto, uno che da ministro dell’Agricoltura si infangava in campagna per “capire meglio la materia”, alla Camera, assicurava che non è finito nulla e che il vero guaio è che non è ancora iniziato. Alla napoletana, prendeva in prestito il verso di “Napoli Milionaria”, quello di Eduardo, e lui che un po’ un medico e che conosce malattie e rimedi, sentenziava che “adda passà ‘a nuttata”. E’ vero che, fino a tarda sera, Salvini continuava a ripetere, ai giornali, alle televisioni, che “Draghi deve rimanere a Palazzo Chigi” ma è anche vero che faceva dire ai suoi, sempre sottovoce, che…