Il senso dei partiti alla prova del voto per il capo dello stato

Chi mette in campo agguati vecchio stile, nomi civetta e candidature improbabili lavora per la definitiva sepoltura dell’eredità dei partiti politici, non per la loro vendetta storica

Tutti oggi dicono, smentendo una mentalità diffusa per decenni, che i partiti sono un elemento essenziale che struttura la Repubblica. Che questo dato è iscritto nella Costituzione e nella nostra storia, e che l’Italia fu, con molte pecche, modernizzata e organizzata come democrazia, nonostante la Guerra fredda e le tremende divisioni dell’epoca, grazie all’attività e all’identità dei partiti. Il fallimento della campagna iniziatasi con le inchieste su corruzione e mafia di Milano e Palermo, oltre trent’anni fa, consiste per giudizio ormai comune nel fatto che l’ordine giudiziario dispiegò la sua progressiva, immensa forza, in un processo ai partiti che travolse anche lo stato di diritto e sopravanzò di gran lunga la ricerca di responsabilità individuali nelle malversazioni legate al funzionamento della politica, generando uno squilibrio estraneo alla Costituzione nella divisione tradizionale dei poteri.

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