«Il regime di Pechino è prigioniero di una strategia errata, ma non è rivolta politica»- Corriere.it

di Massimo Gaggi

Il politologo statunitense: «Ci saranno danni economici: è la crisi più grave che Xi Jinping si è trovato ad affrontare da quando è al potere»

NEW YORK — «Il regime cinese è in forte difficoltà: ha scelto una strategia di contenimento della pandemia che si è dimostrata poco efficace, ma non può più cambiare rotta. Le tensioni continueranno, così come i danni all’economia, ma non facciamo paragoni con la rivolta della Tienanmen: non stanno in piedi».

Ian Bremmer, il politologo che ha fondato e dirige Eurasia, è perentorio: «Quello fu un movimento di chiara connotazione politica che portò in piazza milioni di persone per oltre due mesi. Qui fanno notizia le ribellioni di gente esasperata dopo anni di lockdown a singhiozzo. Ma si tratta di comunità relativamente limitate. Furibonde certo, ma chiedono libertà di movimento, non libertà politica».

L’apparenza; però, è quella di una rivolta che, in Cina, non ha precedenti negli ultimi decenni per intensità e durata.

«Non sottovaluto il fenomeno. Tra l’altro all’inizio della pandemia noi di Eurasia indicammo come maggiore rischio internazionale la strategia “Covid zero” della Cina. E non c’è dubbio che questa sia la crisi più grave che Xi Jinping si è trovato ad…