Il Pd alle prese con lo spettro del “pegno d’amore” sulla strada della ri-alleanza con il M5s.

Uno spettro si aggira per i corridoi preoccupati del Nazareno, sede del Pd pre-congressuale sconfitto nelle urne. Ed è uno spettro tanto più spaventoso quanto più breve è il tempo che separa il day after del voto dalle prossime elezioni amministrative nel Lazio, da un lato, e dal primo passo lungo la road map che deve portare alla definizione delle candidature per la corsa alla segreteria, dall’altra. Fatto sta che da giorni nel Pd ci si interroga sulla divaricazione delle linee: bisogna privilegiare la ri-alleanza con i Cinque Stelle, rinvigorendo il dialogo con i medesimi e anche con il Terzo polo, o bisogna disegnare un campo diversamente largo? E, sempre da giorni, ci si attorciglia attorno al punto che dalla prima ipotesi scaturisce: volendo riallacciare, come fare ad aggirare o affrontare l’avvertimento di Giuseppe Conte (“valuteremo il percorso del Pd, non sarà facile dialogare con noi”)? Su che cosa puntare? Che cosa offrire come pegno d’alleanza se non d’amore?

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