Il Pd alla prova dell’autocritica e la retorica aerea di Enrico Letta

I dem auto-analizzano la sconfitta e dicono no al correntismo, no al maschilismo, no all’opa ostile in direzione Giuseppe Conte. Ripartire da sé, è il mantra che ripetono tutti. Come? Si vedrà

È il giorno della verità e dell’auto-verità, nel senso di quella che il Pd deve dirsi in direzione. E la verità è brutale per alcuni e alcune (“partito maschilista”, dice per esempio la presidente Valentina Cuppi, candidata in posizione complicata e non eletta, cosa di per sé fonte di autocritiche del day after; “il Pd è diventato il partito della difesa dello status quo”, dice per esempio Matteo Orfini). Ma la verità è anche non così drammatica per altri e per altre, nel senso del “siamo un grande partito, siamo comunque il secondo partito”. E insomma dalle dieci del mattino alle sette di sera va in scena il senno del poi, ma anche il senno che si vorrebbe non perdere.

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