Il muratore che sconfisse la grande banca (quando si viaggiava con i travel cheque)- Corriere.it

Le Citroën e le Peugeot degli anni ‘70, l’aeroporto di Parigi di dimensioni così ridotte da sembrare la stazione dell’omonimo film di Sergio Rubini e i traveler’s cheque. Che in epoca di tetto al contante e obbligo di Pos, di pagamenti con il cellulare e online, si fa quasi fatica a ricordare (per chi ha l’età per ricordarli, visto che i millennial non sanno neanche cosa siano). Il film «Storia di un uomo di azione» in programmazione su Netflix, ripercorre la vita — in una pellicola molto liberamente ispirata alla vera vicenda, come avverte fin dall’inizio la piattaforma streaming — dell’anarchico Lucio Urtubia (morto nel 2020 a 89 anni), muratore di giorno e falsario di notte. E talvolta rapinatore a metà giornata, quando metteva nel mirino le odiate banche. Una delle quali costrinse all’angolo con una falsificazione degna dei migliori film di Totò: quella, appunto, dei traveler’s cheque (o travel cheque).

Il dilemma del vinto e del vincitore

Letteralmente «assegni per i turisti», i traveler’s cheque sono stati uno degli strumenti di pagamento più usati dai viaggiatori all’estero nei decenni precedenti gli anni ‘90 dello scorso secolo: permettevano al turista di portare in viaggio la somma di denaro desiderata, senza la paura di…