«Il mio Serhi torturato dai russi. Anche per lui riavremo Kherson»- Corriere.it

di Lorenzo Cremonesi

Lungo il fronte dell’unica regione a ovest del Dnepr ancora occupata, dove i civili sono convinti della vittoria ma i militari restano cauti: «Ci vorrà tempo»

DAL NOSTRO INVIATO
LOTSKINO (FRONTE DI KHERSON) — «Sono certa che l’amore della mia vita, il mio Serhi che avevo sposato quarant’anni fa, non è morto invano. I russi l’hanno torturato e ucciso qui nel nostro villaggio, hanno distrutto la mia esistenza. Ma il suo esempio di sacrificio contribuisce adesso ad alimentare la volontà di combattere dei nostri soldati e la guerriglia partigiana. Vinceremo: ne sono certa ora più che mai e Putin con questo falso referendum e l’annessione barzelletta delle nostre terre è destinato alla sconfitta».

Partiamo da lei, dalla 60enne maestra e bibliotecaria Tatiana Bojko, per raccontare questi ultimi tre giorni di incontri sulla linea del fuoco nel settore meridionale di Kherson, l’unica regione a ovest del grande fiume Dnepr ancora occupata e che da ieri Putin ha unilateralmente riunito alla «madre Russia» assieme a quelle di Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk.

Partiamo da Tatiana anche perché col suo coraggio e lo sguardo diritto incarna bene il nuovo spirito ottimista di resistenza che prevale tra gli ucraini dopo che nelle ultime tre…