«Il mio corpo per la danza La vecchiaia? Mi scivola addosso con grazia»- Corriere.it

A 78 anni Luciana Savignano, icona del Bolro di Bjart, balla ancora, mantenendo quel fisico sinuoso, esotico, carismatico che ha stregato i coreografi. Quando scatta l’intesa, accetto ogni sfida che mi lanciano

Sofisticata e irraggiungibile sulla scena in ruoli ammantati di mistero e seduzione, genuina e diretta nella vita. Se la danza magia nel far vibrare anima e corpo oltre i limiti della natura umana, Luciana Savignano unica nell’aver scavalcato ogni canone della ballerina classica, in ascolto costante della propria interiorit, in una carriera giocata tra la Scala, il Ballet du XX Sicle di Maurice Bjart a Bruxelles e una miriade di creazioni in Italia, modellate sul suo corpo sinuoso dalle braccia tentacolari. Danza vissuta come poesia fisica e metafisica – fin dal primo ruolo che l’ha lanciata, la prostituta diabolica del Mandarino Meraviglioso di Mario Pistoni, alla Scala nel barricadero 1968 -, nell’orgoglio di incarnare, con sensibilit d’artista, l’enigma della scena.
Un’identit cangiante ed elegantemente ambigua che ha contribuito a infrangere l’icona eterea dell’interprete romantica, a favore di un prisma di ruoli anticonvenzionali. Dalla sacerdotessa dell’eros di ieri, nel famoso Bolro di Bjart (che di lei diceva sei una salamandra, sorridendo…