il finanziere con l’occhio per il mattone


Finanziere, playboy, raider con una particolare passione per le banche: di Raffaele Mincione è stato scritto di tutto. Ma all’ex trader di certo non manca il senso dell’umorismo: “Da outsider sono diventato sistema, senza neanche fare un po’ di tirocinio”, faceva notare al Corriere della Sera l’anno scorso, quando balzò agli onori delle cronache per via di una consulenza che commissionò a Giuseppe Conte, quando era ‘solo’ un avvocato, sull’applicabilità del golden power a Retelit, impresa italiana di servizi digitali.


Nato a Pomezia, poco a sud di Roma, nel 1965, Mincione è il capo di Wrm Group, società attiva nel private equity, nell’immobiliare e nelle situazioni ‘speciali’ (investimenti in asset ‘distressed’), con tre sedi: una a Mayfair, Londra, nei pressi di Hyde Park; un’altra a Palazzo Serbelloni, nel centralissimo corso Venezia, a Milano, dove un tempo aveva sede il Circolo della Stampa, e la terza a Lussemburgo.



Da ragazzo, “a 18 anni”, è partito per Londra, dove ha studiato e si è fatto strada, come molti italiani d’Oltremanica: secondo il suo profilo ha iniziato a lavorare in finanza al desk Italia di Goldman Sachs, una delle più importanti banche…