Il casting ministeriale di Meloni s’è inceppato

La ricerca del superministro dell’Economia, del grande tecnico e garante, procede a rilento: anche Daniele Franco e Dario Scannapieco pare abbiano per il momento declinato la proposta. Panetta e Cingolani rifiutano (e non si trova un portavoce). Alla leader di FdI deve sembrare di rivivere i mesi prima delle comunali di Roma

Pare che la ricerca del superministro dell’Economia, del grande tecnico e garante, insomma Fabio Panetta, Daniele Franco o Dario Scannapieco, si sia arenata su una triste sponda, come una vecchia barca: tre ipotetici ministri, tre uomini sicuri, e tre no altrettanto sicuri che forse soltanto Sergio Mattarella potrebbe sciogliere. Anche Roberto Cingolani non vuole restare al ministero della Transizione ecologica, ha infatti un’offerta nel settore privato, e potrebbe trasferirsi in Giappone. Così adesso qualcuno ha portato al sesto piano della Camera, nell’ufficio di Giorgia Meloni, lì dove il governo dovrebbe nascere ma stenta, il curriculum di Antonio D’Amato, l’imprenditore, l’ex presidente di Confindustria. Sarebbe un buon ministro dello Sviluppo e della Transizione ecologica, dicono i suoi sostenitori per convincere la leader. Ma il fatto è un altro.