Il buio oltre la guerra

Mercato di Bessarabsky. Kiev
Foto di DIMITAR DILKOFF/AFP 

Il buio è l’inizio e la fine di ogni storia, e forse proprio per questo è una gigantesca e ingombrante metafora. Nelle fiabe e nell’infanzia raccoglie e nasconde paure. Nell’epoca dell’elettrificazione è, in larga parte del pianeta, sempre meno ostile e minaccioso, un dettaglio quasi indifferente della quotidianità. Ma dove fallisce o è impedita la luce artificiale, il buio naturale della notte torna a essere una zona cieca. Gli attacchi russi degli ultimi giorni, danneggiando le infrastrutture energetiche in Ucraina, hanno condannato al buio molte città.

Così la guerra riporta indietro le lancette di tutti gli orologi, azzera l’intelligenza della modernità. E questo commerciante di un mercato di Kiev è costretto a contrastare il buio come può, per vendere la sua merce. Come duecento o mille anni fa. A rendercelo visibile è il flash della macchina fotografica (“venire a capo del buio”, ha scritto Walter Benjamin riguardo alle ambizioni della fotografia delle origini). E la piccola luce che ha fra le mani – piccola scintilla prometeica.

Il dossier Scatti di guerra