I talk politici e le domande che non devono diventare comizi- Corriere.it

di Aldo Grasso

Tutto ci che esatto breve, dicevano i vecchi retori. Le domande non devono superare i quindici secondi

Si avvicinano le elezioni e presto altri talk show politici apriranno bottega per dare spazio ai contendenti di dire la loro. Vorrei rivolgere una preghiera ai conduttori e ai giornalisti ospiti dei programmi. L’ho gi fatta una volta e non servita a niente e, in considerazione della totale inutilit di simili implorazioni, ci riprovo: la vita include anche l’inutilit. Vengo alla preghiera: le domande rivolte ai politici non devono superare i quindici secondi. Superata questa soglia, le domande diventano piccoli comizi. Quante volte, quando uno ti rivolge una domanda chilometrica con mille incisi e altrettante deviazioni, il primo istinto di rispondergli: scusi, qual la domanda? Provo a spiegare la richiesta in termini di comunicazione. Una domanda breve e circoscritta pi comprensibile: per il politico di turno ma soprattutto per gli spettatori. A una domanda secca l’interlocutore costretto a rispondere a tono, le vie di fuga sono limitate e comunque permettono al conduttore e al giornalista di ribadire: risponda alla domanda!

Capisco che sotto l’occhio di una telecamera tutti si sentano dei grandi analisti e la tirino a lungo per avere pi…