I segreti del Metaverso. Nessuno sa niente del prossimo, mastodontico progetto di Zuckerberg

Dovrebbe cambiare la nostra vita ma per adesso non è niente di più di una partita di poker virtuale e immersiva. Però costa dieci miliardi di dollari

Il video con cui la settimana scorsa il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, ha rivelato che la sua società cambierà nome in Meta e annunciato ambiziosi progetti per la costruzione del metaverso ha tutta una serie di pregi. È molto ben prodotto e mostra gli sforzi sovrumani di Zuckerberg, che ha presentato tutto l’evento, nel cercare di apparire una persona affabile e non robotica, com’è sempre in tutte le sue apparizioni pubbliche. Contiene anche una certa autoironia, come quando, nel corso delle varie presentazioni di mondi digitali simili a videogiochi, Zuckerberg parla a un robot e dice: “Ma il robot dovevo essere io!” (anche qui, accenni alla personalità legnosa del fondatore). Soprattutto, il video rappresenta la prima volta in cui il capo della società che più di ogni altra al mondo ha investito e lavorato nella costruzione del metaverso spiega finalmente cosa sarà, questo metaverso. È una gran noia.

 

Un po’ di storia, per chi non ne avesse sentito parlare: la parola “metaverso” fu inventata nel 1992 dallo scrittore americano Neal Stephenson, che nel suo libro “Snow…