Hanno davvero rubato dati alla Cina?

Un enorme archivio di 23 terabyte è stato messo in vendita sul darkweb. Ma c’è qualcosa che non torna

Un utente, celato dietro allo pseudonimo ChinaDan, ha dichiarato di avere sottratto informazioni personali di un miliardo di cittadini cinesi in quella che si profila come una delle maggiori violazioni di dati registrati in questi anni.

Ci sono alcune cose che stonano in questa storia. L’enorme archivio, di 23 terabyte di dati, è stato messo in vendita sul darkweb per 10 bitcoin, circa 200.000 dollari. Un prezzo davvero basso. Troppo basso. Non solo: da Pechino al momento tacciono anche perché, qualora la violazione venisse confermata, si tratterebbe della più grave nella storia della Cina.

 

Vero o no?

I dubbi però aleggiano. Un furto di dati così importante in casa dei cinesi che controllano in maniera maniacale la loro rete? Come è stato possibile? Partiamo da quel che sappiamo.

“Quando si tratta di una violazione di dati di questa portata, è quasi impossibile verificare la veridicità di ogni elemento. Tuttavia, sulla base di un campione di dati, le prime analisi indicano che la violazione sia in qualche modo credibile. Al momento non è ancora chiaro se i dati provengano da un unico database, da database collegati o non…