Giorgetti e Meloni accelerano sulle partecipate: i 2 miliardi di dividendi servono per il caro energia

Palazzo Chigi sembrava volerla tirare in lungo, e invece dal Mef è arrivato il contrordine: bisogna fare presto per il rinnovo dei vertici delle grandi aziende di stato. Si inizia con Eni il 10 maggio, poi Enel, Poste e Leonardo. Si vuole evitare il gioco al massacro politico, ma bisogna anche fare cassa: le entrate extra servono al governo per finanziare i nuovi aiuti a primavera

Il dispaccio, da Via XX Settembre, è partito in via informale: comunicazione riservata, insomma, senza troppo clamore. Ma il messaggio è stato chiaro. Il ministero dell’Economia ha sollecitato le grandi partecipate di stato, già tutte in fregola per il gran ballo di primavera, a stringere i tempi. Non più giugno, e neppure fine maggio, come sembrava. I tentennamenti iniziali di Palazzo Chigi sembrano dunque accantonati. Bisogna anticipare alla prima metà di maggio la convocazione dell’assemblea degli azionisti per il rinnovo dei cda. La prima a rispondere è stata Eni: il dieci maggio sarà il giorno del giudizio. Le altre, da Enel a Poste passando per Leonardo, seguiranno. E’ una fretta, quella del governo, che tradisce due ansie. Una ha a che vedere col gioco al massacro che sempre accompagna la vigilia delle grandi nomine, e il tentativo di limitarlo….