Fronte Est, Mosca in fuga: “Ci riprendiamo le città, non reggono all’inverno”

SLOVJANSK – I soldati russi in precipitosa fuga non sono più tra i boschi, preziosi, di Lyman. Quelli che non sono rimasti a terra, si sono riposizionati, meglio, nascosti, lungo la direttrice per Kreminna. Ed è lì, sempre un po’ più a est, in una controffensiva ucraina che spinge fuori l’Armata, che ora si sentono colpi di artiglieria. La città di Lyman, con il Parco nazionale di Sviati Hory che scende verso Slovjansk e Bakhmut, parco ridotto a porcilaia da quattro mesi di bivacchi russi, è completamente liberata. Da ieri alle 12,30, come ha annunciato il presidente Volodymir Zelensky.

Sono quasi cinquemila, in questo oriente d’Ucraina densamente urbanizzato, gli insediamenti ripresi dalla controffensiva iniziata nei primi giorni di settembre e guidata dalla 93a Brigata meccanizzata. Adesso, dopo la riconquista di Izjum e Lyman, a cavallo tra l’oblast di Kharkhiv e il Donbass di Donetsk, le unità stanno consolidando le prese di Torske e Zarichne, Yampolivka e Terny.

Roman Vlasenko, il capo militare di Severodonetsk, la città presa dai russi il 24 giugno dopo un assedio durato due mesi, dice a Repubblica: “Il nostro esercito adesso guarda al Lugansk, quasi tutto nelle mani degli occupanti. Dopo aver attaccato, e preso, Kreminna e Svatove, le forze…