Franco Battiato è passato ad altra dimensione

Eravamo entrambi magrissimi. Lui però era più grande di me. Io che cantavo già e ammiravo il suo modo di fare musica, feci di tutto per portarlo a cantare nel cinema di Taurianova. Se non ricordo male era il 1967/68. Lui aveva già un sintetizzatore. Strumento raro in quei tempi. Gli organizzai qualche serata nei paesini dintorno al mio, sapendo bene che i più anziani non lo avrebbero capito; per questi al massimo da ascoltare c’era solo una tarantella e il mitico Claudio Villa. A Taurianova gli feci dare 78.000 lire, che non erano pochi e pranzo e cena per lui e i ragazzi che lo accompagnavano. Naturalmente lo portai a casa mia e mia madre preparò delle cose speciali.

Lui era già il solito Battiato che abbiamo nella mente anche adesso: uno spilungone silenzioso e introspettivo; ma quando iniziava a suonare e cantare, noi ragazzi, impazzivamo per lui: la musica era il suo linguaggio. Sono certo che negli archivi fotografici dei fratelli Aveta (fotografi notissimi della Piana di Gioia Tauro) ci devono essere centinaia di foto di quella magica serata. E pagherei tanto pur di averle. Almeno una.

Dopo quelle serate, un po’ sconvolgenti per gli ascoltatori, lo incontrai qua e là in qualche altra, come capita un po’ a tutti noi che facciamo il mestiere del…