Flavio Tosi guarda a Palazzo Barbieri: “La Lega mi segua, o perderà anche Verona”

“A furia di spartirsi le cariche, il centrodestra sta sparendo dal territorio”, dice il due volte sindaco liquidato da Salvini. Ora punta al tris, da civico: “Sono in corsa solo io”

Le strade di Verona sono già sue. “Flavio Tosi sindaco”, recitano gli unici manifesti elettorali apparsi finora in città. Lui, al telefono, ha l’aplomb della vecchia volpe: “Ma quale stress da elezioni”, sbotta l’ex sindaco scaligero. “La campagna mi diverte. Ormai ci sono abituato. Gli altri, invece?”. Il terzo mandato nel mirino – la fascia tricolore già sua dal 2007 al 2017 –, per la prima volta da indipendente, dopo che Salvini lo cacciò dalla Lega sei anni fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi Tosi da un lato tende la mano al segretario: “Quella sarà sempre la mia casa, ma sul mio rientro nel partito può decidere solo Matteo”. Dall’altro assapora la libertà. Gongola: “La politica non si fa spartendosi le cariche, ma trovando il candidato migliore. Se il centrodestra vuole vincere a Verona, deve appoggiare il sottoscritto. Non sono io ad aver bisogno di loro”.

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