Fed e Bce, bivio sui tassi più alti: come reagiscono i mercati alle mosse delle banche centrali

Mercati sorpresi dalle parole di Powell

Dieci giorni fa, ossessionati dal pivot, ovvero la prospettata rotazione della politica monetaria nell’immaginifico linguaggio di Wall Street, gli operatori avevano reagito con gran sorpresa al discorso del presidente della Fed a Jackson Hole facendo cadere la borsa del 3,4%. Un tono così da «falco» e una tale determinazione nel proseguire il rialzo dei tassi fino a quando l’inflazione non sarà avviata verso l’obiettivo del 2%, non se li aspettavano davvero. In realtà la sorpresa non sta nelle parole di Jerome Powell, ma nell’ostinazione con cui il mercato — addirittura il 90% degli operatori, secondo una stima, inclusi gli strategist della prestigiosa Goldman Sachs — ha continuato a coltivare l’idea di un calo dei tassi d’interesse entro fine anno o tuttalpiù nei primi mesi del 2023: mentre da settimane tutti gli esponenti della Fed avvertivano che così non sarebbe stato. Eppure, lucidamente, gli economisti di Bank of America avevano ripetuto che a «Jackson Hole, la Fed (avrebbe) fermamente ribadito la propria determinazione a perseguire la stabilità dei prezzi, anche a rischio di provocare una recessione», che non ci sarebbe stato nessun pivot e che, pertanto, le azioni avrebbero subito un duro colpo. Per…