ELVIS/ Il biopic definitivo con un gigantesco Austin Butler

Mettetevi comodi nelle vostre poltrone, scegliete una sala con un buon impianto di aria condizionata, perché lo spettacolo va a durare quasi tre ore, come i bei film dei tempi andati. Non questi prodotti del giorno d’oggi usa e getta da un’ora e mezza scritti e girati in qualche giorno. Un film, per forza di cose, non potrà mai riassumere vicende complesse come questa, quella di Elvis Presley, ma abbisogna del massimo del tempo disponibile almeno per cominciare a scalfirne la punta dell’iceberg. E, per uno come il sottoscritto che non ha mai trovato un solo biopic degno del tema che si era auto imposto, questo Elvis del regista australiano Baz Luhrmann (Moulin Rouge e Il grande Gatsby tra gli altri) è il primo degno della “mission impossible” che si propone. Merito anche di un attore protagonista straordinario, il giovanissimo Austin Butler, quasi un esordiente, che non solo ha la fortuna di assomigliare fisicamente moltissimo al Re del rock’n’roll, ma si è impegnato in un compito pazzesco: studiare ogni sguardo, ogni espressione, ogni mossa del personaggio che interpreta fino a renderlo in maniera che dà i brividi. Merita l’Oscar.

Non solo: quello che rende…