Ecco perché le app per i messaggi anonimi sono un flop

La nuova app Ngl (not gonna lie) fatica a decollare. Se tutto in noi urla che vogliamo essere visti, molto più che ascoltati, possiamo essere attratti da un algoritmo che cela del tutto la nostra esistenza?

Avrete notato che Instagram è cambiato e non poco, per garantire allo user un’esperienza più immersiva – dicono da Meta –  così da infilarsi una volta per tutte nell’isolamento caotico e nel vacillamento visivo dei contenuti che provano a uscire dalla liscia piattaforma dello smartphone. C’è però un’altra novità passata in sordina, e che al momento ha disatteso le aspettative di diventare trend indiscusso: si tratta di Ngl, acronimo di “not gonna lie”, una app che consente di mandare messaggi anonimi. Si intuisce che, trattandosi di un gioco pericoloso soprattutto per i più giovani, la app abbia previsto dei filtri per disciplinare linguaggi inappropriati (come se per ferire fosse necessario essere triviali) affidando agli algoritmi l’applicazione di un’unanime definizione di “divertimento sicuro”. 

Per quanto necessario, tuttavia, il dibattito etico è forse superfluo perché, nella prassi, la app è stata lanciata ormai da qualche settimana ma fatica a spopolare come da ottimistiche previsioni. Il meccanismo…