«Due mesi sottoterra, ma ora siamo vivi»- Corriere.it

di Lorenzo Cremonesi

I russi si sono ritirati dalla seconda citt ucraina, gi capitale nell’Urss. Dietro di loro i superstiti contano i danni: molti sono rientrati tra i crateri e le rovine

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
KHARKIV — Oltre cinquanta giorni trascorsi sottoterra in una cantina di lamiere, l’incubo dei bombardamenti continui, la paura di essere scoperti. Stavamo procedendo lentamente tra i quartieri settentrionali e i villaggi di casette ad un piano che si confondono con le periferie urbane di Kharkiv, quando un uomo sulla sessantina uscito dal giardino di fronte a casa sua per venirci incontro. Venite a vedere come abbiamo potuto resistere ai russi.

Ha aperto la porta. Percorsi forse dieci metri, tra i resti della sua abitazione colpita dai mortai e quella del vicino parzialmente bruciata, ecco una sorta di sgabuzzino in metallo arrugginito che tramite una scaletta scende tre metri sottoterra. Nella penombra si distinguono appena un grande letto sfatto, ripostigli ingombri di vasetti di sottaceti, scatolette di aringhe, pane di segale, assieme a candele, tronchi di legna da ardere, pentole e vestiti polverosi. A malapena 8 metri quadrati. Noi qui siamo rimasti in cinque, quattro adulti ed un bambino. Siamo scesi il 28 di febbraio e ne siamo riemersi a fine…