Dopo la sfilata dei leader, Irpin dimenticata a luci spente «Come faremo in inverno- Corriere.it

di Giusi Fasano

Distrutte sette case su dieci. E c’è chi organizza tour turistici

DALLA NOSTRA INVIATA
IRPIN – Abbiamo imparato il suo nome nei giorni tragici di marzo. La folla dei civili in fuga sotto il ponte crollato: Irpin. La donna uccisa con i figli e il cane, i cadaveri rimasti per strada accanto al trolley: Irpin. La casa della cultura sventrata: Irpin. Il centro commerciale raso al suolo: Irpin. E poi mozziconi di palazzi, chilometri di strade senza nemmeno un vetro – non uno – ancora intatto. Era Irpin, sempre Irpin.

In questi cinque mesi e mezzo di guerra è sempre stata lei la città più visitata dai leader e dalle star di tutto il mondo, quella delle conferenze stampe in strada, davanti agli scheletri di edifici che non esistono più. E quella delle promesse: vi aiuteremo, faremo, vi sosterremo…

«Poi, a telecamere spente, tutti precisano che sì, certo, faranno. Ma a guerra finita. E intanto noi che facciamo?» si chiede Artem Hurin, uno dei deputati (come li chiamano qui) del consiglio comunale. «L’inverno è dietro l’angolo», dice. «Le case non hanno i tetti. Le finestre sono senza vetri. Il 70% dei palazzi della città è danneggiato e almeno nel 20% dei casi dovremo demolire tutto. E vorrei precisare: parlo soltanto dei palazzi….