DINNER CLUB/ Cracco e 6 Vip che fanno aprire una riflessione sulla cucina in tv

Non è colpa di Cracco, né dei sei pezzi da novanta schierati da Amazon Prime per la prima stagione di Dinner Club. Ma la formula – una via di mezzo tra i viaggi enogastronomici di Anthony Bourdain e la pluridecennale Linea Verde – sbandierata come un innovativo programma sulla gastronomia italiana mai visto prima, non si discosta molto dal registro del solito e abusato format costruito per parlare di mangiare.

Servirebbe una moratoria al mondo della cucina italiana. Sul serio. Servirebbe che chef (tutti), produttori (quelli piccoli e bravi), giornalisti del settore (professionisti e non) si autoimponessero un anno sabbatico di silenzio. Dovremmo cercare tutti, almeno per 12 mesi, di mangiare e non parlare, evitare di raccontare per ore quello che abbiamo cucinato e che ci apprestiamo a consumare, con enfasi e supponenza, un’estenuante descrizione dei dettagli, patologia da curare con potenti ansiogeni. Mangiare in silenzio e conservarne il ricordo, almeno per un anno, e vedere l’effetto che fa.

Tutto ha avuto inizio – altra grave responsabilità della tv – con le competizioni…