“Di sicuro c’è solo che è morto”: Così giornalista svelò verità su fine del Bandito Giuliano

“Di sicuro c’è solo che è morto”. A cento anni dalla nascita di Salvatore Giuliano questo resta uno dei titoli più memorabili del giornalismo italiano, parole che aprono l’inchiesta con cui Tommaso Besozzi, reporter dell’Europeo, gettò i semi del dubbio sulla versione ufficiale circa la morte del bandito, avvenuta a Castelvetrano il 5 luglio del 1950. Un articolo disseminato di interrogativi su circostanze che cozzavano con la versione ufficiale dell’uccisione, che raccontava di uno scontro a fuoco con i carabinieri: secondo quanto gli italiani avevano letto sul “Corriere della Sera”, “Giuliano e’ morto alle 3 e 50 di questa mattina dopo dieci minuti di silenziosa agonia e mezz’ora di fuoco accanito, di fughe, di rincorse e di sparatorie attraverso un labirinto di viuzze e di vicoli deserti”.

Un racconto che cozzava con quello che aveva visto il reporter dell’Europeo (anche se la testata si premurava di precisare che ‘i meriti dei carabinieri sarebbero gli stessi anche se la versione ufficiale non fosse vera): “Perché Giuliano non aveva un soldo addosso? Perché portava una semplice canottiera, lui così ambizioso e, a suo modo, elegante? Perché non aveva l’orologio al polso, quel grosso cronometro d’oro per il quale aveva una…