David Sassoli era una sana e consapevole libidine

Sempre cattolico e sempre politico, ma senza mai l’aria penitenziale, da quaresima o da venerdì santo. Il presidente del Parlamento europeo aveva la capacità di godere al massimo della vita sapendo trattare con leggerezza anche le cose più gravi. Un po’ come cantava Zucchero

“Allora è fatta, sei candidato sindaco di Roma!”. E lui, in un lampo ironico: “Ti ringrazio per la stima, ed è come se avessi accettato”. Era il 17 ottobre 2020, e c’era molto di David Sassoli in questa risposta, tra una sigaretta e l’altra fumate con accanimento: lo humour, il suo bonario e divertito distacco dalle cose, persino quelle un po’ spiacevoli. Perché in quel momento il segretario del Pd Nicola Zingaretti insisteva, e con lui anche Dario Franceschini. Volevano assolutamente candidarlo in Campidoglio dopo il disastro di Virginia Raggi. Tentavano di forzarlo. D’altra parte piaceva a tutti, Sassoli.

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