dall’epoca d’oro a quella delle scintille- Corriere.it

di Tommaso Labate

Gli alleati chiedono a Meloni un numero due a testa. L’ultimo strappo? Conte-Salvini. Anche Democrazia cristiana e il Partito socialista si sorvegliavano a vicenda usando questo escamotage

«’Sta cosa può portare disgrazie», s’è lasciato andare un colonnello di Giorgia Meloni qualche giorno fa, quando al tavolo delle trattative informali per la formazione del governo è stata recapitata la richiesta degli alleati di avere un vicepresidente del Consiglio a testa, uno per la Lega e uno per Fratelli d’Italia. E la mente volava indietro nel tempo, all’ultima volta che nelle case degli italiani, per giunta in diretta televisiva, erano arrivate le immagini di un «confronto» tra un presidente del Consiglio e un suo vicepremier. I due erano Giuseppe Conte e Matteo Salvini, la location era l’Aula di Palazzo Madama, l’occasione la mozione di sfiducia che il secondo aveva presentato all’indirizzo del primo, agosto 2019, subito dopo il discorso del Papeete sulla voglia di «pieni poteri». Conte parlava all’Aula riferendosi al «traditore», così lo chiamava in privato, che aveva accanto. L’autore, a suo dire, di «un’operazione che lo ha indotto a distrarsi dai suoi stessi compiti istituzionali e lo ha indotto alla costante ricerca di…