«Cry Macho», la grinta di Clint Eastwood , un grande sognatore- Corriere.it

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A 91 anni il regista sorprende ancora con il nuovo film, storia di un eroe (quasi) invincibile

Come l’araba fenice, Clint Eastwood rinasce ogni volta, in barba a chi l’aveva dato per definitivamente pensionato (o peggio). E non solo dietro la macchina da presa ma anche davanti, protagonista assoluto, in barba ai suoi 91 anni compiuti. Ed è inutile sottolineare che non è più l’intrepido cowboy di tanti western: gli anni non si possono nascondere e la schiena piegata è lì a ricordarcelo in ogni inquadratura, ma importa qualcosa a qualcuno? Clint è Clint, paladino delle cause (apparentemente) perse e delle imprese votate (forse) alla sconfitta, ma soprattutto campione di un cinema che non smette di riscrivere la stessa, classica storia, quella del singolo chiamato a sfidare i propri limiti.

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Cry Macho – Ritorno a casa
(presentato al Torino Film Festival e da domani al cinema) dove un vecchio campione di rodei ritiratosi dopo una brutta caduta, Mike Milo (Eastwood), viene incaricato da chi una volta era stato il suo padrone (Dwight Yoakam) di recuperare il figlio adolescente Rafo (Eduardo Minett) affidato dopo il divorzio alla madre Leta (Fernanda Urrejola) che pare lo tenga segregato in Messico. Naturalmente la verità è più sfumata…