Cremlino favorevole alla mediazione. Ma allora chi si oppone?

Vi è una domanda, tra le tante, ma sicuramente non di secondaria importanza, che caratterizzano doverosamente il presente scontro fra Russia e Ucraina, o forse più propriamente fra il mondo orientale russo-cinese da una parte, e il mondo occidentale euro-atlantista dall’altro, rispetto al quale l’Ucraina del guitto Zelensky figura come semplice pedina mossa da Washington. Ebbene, la domanda riguarda essenzialmente la volontà della pace: chi sta lavorando realmente in vista della pace? Chi si sta adoperando con zelo acciocché la pace diventi realmente praticabile? E chi, per converso, si sta adoperando con sollecitudine per rendere impossibile la pace?
L’ordine del discorso dominante vuol farci credere a piè sospinto che sia, more solito, responsabilità univoca della Russia se la pace appare ogni giorno più distante. Laddove invece così vanno ripetendo gli strateghi del politicamente corretto, i padroni del discorso, i monopolisti della parola totalmente amministrata, l’Ucraina del guitto Zelensky starebbe, a loro dire, lavorando giorno e notte per favorire la pace, per trovare un accordo in modo da favorire il ripristino della situazione ante quem. Bene, le cose, tuttavia, sono lievemente diverse….