Covid, ottimo recupero dopo terapia intensiva ma resta fatica: lo studio

L’incubo del respiro che manca. Poi il buio, l’intubazione, i lunghi giorni in terapia intensiva. Al risveglio, la conta dei danni lasciati dalla guerra col virus. Un anno dopo cosa resta nei pazienti che hanno sperimentato le forme più gravi di Covid-19, finiti cioè in ospedale con polmonite e sindrome da distress respiratorio acuto (Ards)? Lo svela uno studio internazionale condotto a Brescia e pubblicato su ‘Thorax’, che apre anche uno spiraglio di speranza: i dati mostrano infatti “un ottimo recupero in termini di qualità di vita, ritorno al lavoro, indipendenza nelle attività quotidiane, stato cognitivo e mentale“. Compromessa invece in modo significativo la funzione fisica, ma gli esiti – puntualizzano gli autori – sono meno gravi rispetto ad altri pazienti con Ards di gravità clinica sovrapponibile, ricoverati in epoca pre-Covid.

Il lavoro scientifico, frutto della collaborazione tra il Centro di ricerca universitario ‘Alessandra Bono’ dell’università degli Studi di Brescia e il Centro per il follow-up dei pazienti dimessi dalla terapia intensiva dell’Asst Spedali Civili di Brescia, indaga sugli esiti di 114 pazienti colpiti da Ards associata a Covid e valutati 3, 6 e 12 mesi dopo le dimissioni dall’Unità di…