Cosa significa per noi (e il nostro portafoglio) la svolta cinese sul Covid | Federico Rampini

La politica cinese «zero Covid» non arriverà al suo terzo anno. Lo smantellamento è cominciato. Èpieno di incognite.

Il resto del mondo deve prepararsi al suo impatto: la Cina entra in una fase nuova, la nazione più popolosa e la seconda economia mondiale si cimenta con una sperimentazione che avrà inevitabili conseguenze su tutti gli altri.

Nell’ipotesi più catastrofica: nuove ondate di contagio e uno stop-and-go con improvvisi ritorni a restrizioni; nello scenario più ottimista una Cina che ricomincia a funzionare a pieno regime può rilanciare l’inflazione delle materie prime.

L’allentamento delle restrizioni è graduale, la direzione di marcia è chiara. Come si addice a un regime autoritario, che non vuole perdere la faccia, il messaggio non è certo «abbiamo sbagliato». Anzi la propaganda comunista continua a sostenere che la Cina è l’unico paese al mondo ad avere risparmiato al suo popolo un’ecatombe. Non è vero, i suoi vicini asiatici Giappone Corea Taiwan hanno avuto una mortalità microscopica senza ricorrere a metodi autoritari.

Tuttavia, pur senza rinnegare nulla delle sofferenze inflitte alla popolazione cinese dal marzo 2020, i media del regime stanno giustificando la svolta attuale con questo messaggio: è il Covid che è cambiato,…