Coolio, il rapper che ha segnato gli anni Novanta cantando la solitudine dei giovani- Corriere.it

di Chiara Maffioletti

Il cantante, trovato morto nel bagno di casa di un suo amico, si era imposto nella cultura pop soprattutto con il brano «Gangsta’s Paradise», tra i più scaricati

«Mentre cammino attraverso la valle dell’ombra della morte guardo la mia vita e mi rendo conto che non è rimasto molto». Inizia con queste parole la canzone più famosa di Coolio, «Gangsta’s Paradise», oltre un miliardo di ascolti in streaming solo su Spotify. Oggi, queste parole che nel 1995 diventavano l’inno di una generazione — capaci di interpretare come poche altre un disagio e un senso di incertezza trasversale negli adolescenti di allora (ma anche di oggi) — suonano in modo diverso. Il cantore del paradiso dei criminali non c’è più, trovato morto nel suo bagno, a 59 anni. E con lui se ne va un altro pezzo di un immaginario collettivo – quello degli anni Novanta — che il rapper ha contribuito a plasmare.

Il Grammy

Vincitore di un Grammy — il suo vero nome era Artis Leon Ivey Jr —, Coolio aveva iniziato la sua carriera nella musica nella metà degli anni Ottanta, entrando in una gang di Los Angeles, città in cui si era trasferito quando aveva 8 anni, che lo aveva portato sulla scena rap e anche in prigione: per furto, quando aveva 17 anni. Poco dopo…