Contro l’inflazione, sacrificare la crescita non è l’unica via. Ci scrive Brunetta

L’aumento del pil italiano, le stime di crescita del Fondo internazionale monetario e il rischio di una Bce appiattita sulla Fed. La versione del ministro della Pubblica amministrazione

“Se sia più nobile nella mente soffrire colpi di fionda e dardi d’oltraggiosa fortuna o prender armi contro un mare d’affanni e, opponendosi, por loro fine?”. Il dilemma esistenziale del principe Amleto se sia meglio vivere soffrendo (“essere”) o ribellarsi rischiando di morire (“non essere”) è, metaforicamente, il dilemma di fronte al quale sono posti oggi i banchieri centrali. La domanda alla quale essi devono trovare risposta è la seguente: meglio aumentare i tassi di interesse e indurre (il male di) una recessione, nella speranza che sia di breve periodo, per abbattere l’inflazione; o accettare di convivere con essa, subendola, preservando (il bene della) crescita economica? Noi, a questa domanda, non sappiamo dare una risposta. Ci chiediamo, tuttavia, se, in un mondo così fluido e in totale cambiamento come quello postpandemico, affidarsi alla vecchia cassetta degli attrezzi della politica monetaria, usata per combattere l’inflazione negli anni Settanta, sia la scelta migliore. Se possano valere ancora le ricette del passato per curare…