con lo tsunami del caro-energia le «energivore» pronte a chiudere- Corriere.it

Vanno cos bene che, dopo la pausa invernale, non riaprono. Roberto Ariotti ha una fonderia a Adro (Brescia) con 120 dipendenti e un libro di ordini pieno come non mai. Produce fra l’altro componenti di ghisa per le pale eoliche, richiestissime. Ma per lui come per molti altri produttori ad alto consumo di energia, luned le serrande resteranno gi. O il prezzo dell’elettricit scende o si arriva a un’economia di guerra, dice.

Cos vent’anni di cecit strategica italiana ed europea, due anni sulle montagne russe della pandemia e infine venti giorni ad altissima tensione fra Russia e Ucraina concorrono a mettere a nudo l’irrilevanza geopolitica di Bruxelles e a far saltare i conti della manifattura italiana, proprio ora stava ripartendo bene. Lo stava facendo, naturalmente, prima che il prezzo del gas impazzisse: pi 350% fra marzo e novembre, pi 39% nell’ultimo mese del 2021 e da allora un’instabilit che prosegue ad ogni smorfia di Vladimir Putin, ad ogni incertezza di Berlino sul nuovo gasdotto NordStream 2 dalla Russia attraverso il mare del Nord, ad ogni conferma della nostra indecisione su come ridurre le emissioni di CO2.


Ma un prezzo del gas sestuplicato in pochi mesi fa s che l’azienda di Ariotti e migliaia di altre produrrebbero in perdita, se…