Caterina Guzzanti: «La timidezza mi paralizzava. Da mamma single ho tanti dubbi: mi aiuta l’analista»- Corriere.it

di Elvira Serra

L’attrice: «Se qualcuno mi ferma per strada mio figlio sbuffa. Poi mi chiede: “Sono famoso anch’io?”». La famiglia: «Mio padre mi leggeva Jack London. A Sabina devo la passione per i cavalli, Corrado mi fece salire su un bus di notte nel deposito dell’Atac»


Il primo ricordo?

«Una corsa sulla spiaggia in braccio al mio papà, dopo che mi aveva punto una tracina. E mi fece ridere quando in farmacia chiese l’Ananase…».

Cos’ha preso da suo padre, Paolo Guzzanti?

«I polpacci. Ma ho ereditato sicuramente la fantasia, l’immaginazione, un punto di vista diverso sulle cose, non so se artistico, possibilmente spiritoso, anche nel dramma».

E da sua mamma, Germana Antonucci?

«Tutto il resto. Lei è la mente pratica e matematica della famiglia. E io mi reputo una persona molto pratica: mi piace guidare, montare le cose con il cacciavite seguendo le istruzioni. Mi fa tenere con i piedi ben piantati per terra».

Il «montaggio» di cui è più orgogliosa?

«Il letto a soppalco di mio figlio Elio. L’ho anche dipinto: mi aveva chiesto i colori dell’arcobaleno. Modestamente, è venuto molto bello».

Lo ha chiamato così per il prozio?

«Sì. Prima ci rimaneva male quando gli chiedevano dove avesse lasciato le Storie Tese. Ma…