Carraro su L’IDENTITA’: La verità sul MES

A volte vien da chiedersi se, in ultima analisi, il problema del MES sia davvero il MES. Da un lato, ci sono le pressioni affinché il Governo (buon ultimo, tra tutti gli esecutivi della UE) ratifichi la riforma del “meccanismo” entrato in vigore nel luglio del 2012 e modificato nell’estate del 2019. Dall’altro, c’è la riluttanza a farlo, esibita o malcelata, di alcune componenti della maggioranza. Entrambe le istanze, in realtà, sono motivate più da pulsioni astratte ed emotive che da argomentazioni concrete e razionali: per molti entusiasti, aderire al MES significa innanzitutto “sentirsi” ancor più europeisti, e dimostrarlo ai nostri partner; come dire che dell’Unione non si butta via niente. Nel contempo, per non pochi scettici, rifiutare il MES vuol dire rinverdire le proprie (presunte) ascendenze sovraniste. Sul piano pratico, la funzione del c.d. “Fondo salvastati” è quella di accordare prestiti agli Stati se e quando questi ultimi si trovino in difficoltà nell’accesso ai Mercati. Vero che aderire al trattato non significa accedere agli “aiuti”.

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