Cairo il sofista. Non è libertà, è questione della tenuta mentale e morale de La7

Con il suo stile gentile e piano, che sarebbe sciocco negargli in quanto virtù di un editore, Urbano Cairo ha replicato alle critiche riguardanti il palinsesto de La7 e la gestione dei talk show, parlando qui ieri con Salvatore Merlo. Rispetto all’annaspamento confuso del vertice della Rai, alle prese con quel litigioso e inutile fossile di stato che è la commissione di Vigilanza, roba da Nord Corea, Gorodskij Kair, che è Urbano Cairo secondo la libera trascrizione da un ideale alfabeto cirillico per un sistema che non lo mette in stampa, si è messo addirittura un passo avanti. Non è un satrapo, dice, e in effetti non emette circolari su chi debba essere ospite nei talk show, non dispone imperiosamente e censorialmente dell’autonomia deontologica dei suoi giornalisti e conduttori. Pensa che l’Ucraina è vittima di un’ignobile aggressione, punto, almeno per quel che riguarda il suo orientamento personale, ma non vuole mettere il bavaglio ai suoi. Ineccepibile, in apparenza.

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