Bisogna studiare il Grande Gatsby per capire il populismo del futuro

In uno scenario caratterizzato da scarsa mobilità sociale, da salari bassi e prospettive incerte, la frustrazione della classe media è naturale che vada nella direzione di chi, almeno apparentemente, lotta contro questo sistema

Mentre i partiti compongono le proprie alleanze, si è nell’attesa di conoscere i contenuti dei programmi, destinati immutabilmente ad essere lunghe liste dei desideri, troppo arditi, inattuabili o semplicemente inattuati per pigrizia o convenienza politica. E’ in questo quadro di ozio intellettuale che mi sembra sia utile una semplice, quanto radicale, riflessione. E’ molto probabile che la prossima campagna elettorale ripeterà la dinamica della dialettica politica degli ultimi anni, tra accuse di populismo e contro-accuse di elitismo. Nonostante la trivialità di tale “dibattito”, credo sia necessario comprenderne le ragioni popolari, o, meglio, conoscere e interpretare i motivi per cui una fetta potenzialmente larga dell’elettorato italiano ritiene che la propria domanda di azioni politiche possa essere soddisfatta da forze bollate come “populiste”.

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