Beppe Grillo, l’equivoco dell’onestà-tà-tà e le sciocchezze “de sinistra”

La strada del traffico del cosiddetto illecito di influenza era segnata dal primo giorno per il fondatore del M5s. Dopo Craxi e l’abbaglio dipietrista, Michele Serra farebbe bene a condannare le sciocchezze etiche della sua sinistra 

Sarebbe stato carino se Michele Serra, commentando il caso Grillo-Mascalzone Latino, avesse riconosciuto la propria ingenuità dei tempi in cui si mostrava amico solidale dell’ansia sbandierata di onestà-tà-tà che promanava dal Movimento con un nome alberghiero, capace in forza della demagogia spinta di diventare nelle ultime politiche il cartello elettorale di maggioranza relativa. Invece il commentator cortese della sinistra moralista e umoralista, già vittima consenziente della “diversità antropologica” nella visione berlingueriana della politica comunista, e delle repliche amarognole della storia, ha scelto di ricamare, al piccolo punto, una presa di distanza dal suo vecchio amico e collaboratore di Bibbona, censurato per la diversità grillina declamata e tradita, un ricamo non estraneo del tutto al difetto nazionale dell’ipocrisia.

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